È uscito il numero 153 della rivista trimestrale D'Abruzzo — Turismo Cultura e Ambiente — Primavera 2026, con uno Speciale di 16 pagine dedicato a L'Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. L'editoriale è a firma di Goffredo Palmerini.
D'Abruzzo n.153 — Primavera 2026
Editore Edizioni Menabò
Disponibile Edicole della regione · www.dabruzzo.it · Amazon (epub)
Speciale L'Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 — 16 pagine
Il numero ospita uno Speciale di 16 pagine dedicato a L'Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, aperto dal testo del Sindaco Pierluigi Biondi. I contributi di Lucia Arbace e Federica Zalabra raccontano il ritorno al Castello cinquecentesco delle esposizioni del Museo Nazionale d'Abruzzo (MuNDA), dopo i restauri dai gravi danni del sisma 2009. Un avvincente itinerario di rinascita firmato da Massimo Alesii accompagna il lettore tra le meraviglie monumentali dell'Aquila e nel magnifico borgo di Fontecchio, uno dei castelli fondatori della città.
Il MuNDA — Museo Nazionale d'Abruzzo nel Castello cinquecentesco dell'Aquila, con il celebre soffitto affrescato e la collezione di polittici medievali. Foto: Mauro Vitale / Vinicio Salerni.
Nella sezione Mostre, l'articolo di Alessandro Gabriele sull'esposizione di Michelangelo Pistoletto a Pescara, con il contributo di Francesca Rapini. Nella sezione Itinerari e Natura: «Ippovia del Gran Sasso» di Angela Ciano, «Il monte Salviano» di Franco Persia e «Il canto dell'ululone» di Carlo D'Aurizio. E ancora «La zanna del Mammuth torna a casa» di Americo Orlando e «Vivere nella tradizione» di Deborah Ferrante sull'attività casearia a Farindola. Nella sezione Personaggi: il neorealismo pittorico di Fulvio Muzi secondo Pablo dell'Osa, il linguaggio dell'artista Goffredo Civitarese — a 10 anni dalla scomparsa — secondo Maria Cristina Ricciardi, e «I viaggiatori lenti» di Antonio Corrado. Chiudono il numero la Gastronomia di Carla de Iuliis, le novità editoriali di Viviana Farinelli e le News di Francesca Rapini.
Per questo numero Speciale il direttore Gaetano Basti ha chiesto a Goffredo Palmerini di scrivere l'Editoriale — una richiesta accolta come un vero privilegio. Ne pubblichiamo qui il testo integrale.
Editoriale — di Goffredo Palmerini
L'Aquila è Capitale italiana della Cultura nel 2026. Non è un titolo che la trasforma: è uno specchio che la rivela. Poche città al mondo possono vantare un'origine così singolare. Fondata nel 1254 da una settantina di Castelli, ciascuno chiamato a edificare un quartiere al massimo della bellezza, L'Aquila nacque come progetto urbano armonico e non per aggregazioni casuali. Fu il primo atto di civiltà condivisa tra i suoi abitanti. Mai era successo nella storia dell'urbanesimo europeo. Un evento simile — fatte le debite proporzioni — sarebbe accaduto solo nel 1703 con la nascita di San Pietroburgo. Questa dunque la sua prima, irripetibile modernità.
Per tre secoli la città esercitò un ruolo rilevante — seconda città del regno dopo Napoli — forte dei suoi commerci europei della lana e dello zafferano, dell'originalità della sua governance civile e politica, del forte legame tra la Civitas nova e i Castelli fondatori nella reciprocità di diritti e doveri dei cittadini dentro e fuori le mura. Fino alla frattura del 1528, quando la rivolta contro i dominatori spagnoli provocò lo smembramento feudale della città demaniale, recidendo il cordone ombelicale con il Contado e l'inizio d'una lunga decadenza.
"L'Aquila non distribuisce cultura: la produce, la genera, la rinnova."
— Goffredo Palmerini
La storia dell'Aquila, però, è una continua sequela di resurrezioni, non solo dai disastrosi terremoti, ma anche dagli sconvolgimenti politici e dalle tragedie delle guerre. Con l'Italia della Repubblica, libera e democratica, il Gruppo Artisti Aquilani ridà voce a una comunità che aveva fame di cultura, generando la fioritura delle istituzioni culturali che ancor oggi la distinguono: musica, teatro, cinema, arti visive, alta formazione. L'Aquila si è sempre caratterizzata come città con alto indice d'investimento in cultura, in rapporto agli abitanti un'eccellenza in Italia — non un ornamento, ma una vocazione autentica.
Oggi la vocazione si manifesta in un sistema culturale, scientifico e di alta formazione tra i più ricchi d'Italia: Società dei Concerti, Orchestra Sinfonica Abruzzese, Solisti Aquilani, Teatro Stabile d'Abruzzo, Istituto Cinematografico dell'Aquila, Università dell'Aquila, Conservatorio, Accademia di Belle Arti, il Gran Sasso Science Institute, i Laboratori INFN, la Scuola della Guardia di Finanza, e una costellazione di cori e associazioni culturali.
Accanto alla dimensione artistica, la città custodisce un patrimonio spirituale che la rende unica: la Perdonanza, il primo giubileo della cristianità concesso nel 1294 da Celestino V, riconosciuta dall'Unesco patrimonio dell'umanità. Papa Francesco, in visita pastorale il 28 agosto 2022, definì L'Aquila «Capitale del Perdono, della Riconciliazione e della Pace» — un mandato morale di respiro universale.
C'è poi la città rinata dalle rovine del sisma del 2009. Oggi L'Aquila si presenta con una ricostruzione avanzata e luminosa: palazzi, chiese, monumenti, mura urbiche, piazze che tornano a splendere come uno dei centri storici più vasti e preziosi d'Italia. Una città che ha trasformato la ferita in forza, la tragedia in rinascita.
Essere Capitale italiana della Cultura significa offrire al Paese e al mondo non un corposo calendario di eventi, oltre 300, ma un'esperienza vitale che intriga totalmente. Nel corso del 2026 L'Aquila propone ai visitatori la rivelazione della sua identità più profonda: la grazia delle sue architetture, la vitalità delle sue istituzioni culturali, la potenza dei suoi valori spirituali. Una città che non mostra ciò che ha organizzato, ma ciò che è. Una città che, ancora una volta, ha scelto di rinascere davanti agli occhi del mondo.
Goffredo Palmerini è giornalista e scrittore aquilano. Questo editoriale è stato pubblicato sulla rivista D'Abruzzo n.153, Primavera 2026 (Edizioni Menabò). La rivista è disponibile nelle edicole abruzzesi, su www.dabruzzo.it e in versione epub su Amazon.
D'Abruzzo n.153 — Spring 2026 — Edizioni Menabò
Issue 153 of the quarterly magazine D'Abruzzo — Tourism, Culture and Environment — Spring 2026 has been published, featuring a 16-page Special dedicated to L'Aquila as Italy's Capital of Culture 2026. The editorial is by Goffredo Palmerini.
D'Abruzzo n.153 — Spring 2026
Publisher Edizioni Menabò
Available Regional newsstands · www.dabruzzo.it · Amazon (epub)
Special L'Aquila — Italy's Capital of Culture 2026 — 16 pages
Special texts Pierluigi Biondi, Lucia Arbace, Federica Zalabra, Massimo Alesii
Special photos Mauro Vitale and Vinicio Salerni
The issue features a 16-page Special on L'Aquila as Italy's Capital of Culture 2026, opened by a text from Mayor Pierluigi Biondi. Contributions by Lucia Arbace and Federica Zalabra cover the return of the Museo Nazionale d'Abruzzo (MuNDA) exhibitions to the sixteenth-century Castello, following restoration from the severe damage caused by the 2009 earthquake. A compelling itinerary of rebirth by Massimo Alesii takes the reader through L'Aquila's monumental treasures and the magnificent village of Fontecchio, one of the city's founding castles.
The MuNDA — Museo Nazionale d'Abruzzo in the sixteenth-century Castello of L'Aquila, with its celebrated frescoed ceiling and collection of medieval polyptychs. Photo: Mauro Vitale / Vinicio Salerni.
The Exhibitions section features Alessandro Gabriele's article on the Michelangelo Pistoletto show in Pescara, with a contribution by Francesca Rapini. In Itineraries and Nature: "Ippovia del Gran Sasso" by Angela Ciano, "Monte Salviano" by Franco Persia, and "Il canto dell'ululone" by Carlo D'Aurizio. Also featured: "The mammoth's tusk comes home" by Americo Orlando and "Living in tradition" by Deborah Ferrante on cheesemaking in Farindola. The Personalities section covers Fulvio Muzi's pictorial neo-realism (Pablo dell'Osa), the work of artist Goffredo Civitarese ten years after his death (Maria Cristina Ricciardi), and "Slow travellers" by Antonio Corrado. Rounding out the issue: Gastronomy by Carla de Iuliis, publishing news by Viviana Farinelli, and News by Francesca Rapini.
For this Special issue, editor Gaetano Basti asked Goffredo Palmerini to write the editorial — an invitation he accepted as a genuine privilege. We publish the full text below.
Editorial — by Goffredo Palmerini
L'Aquila is Italy's Capital of Culture in 2026. This is not a title that transforms it — it is a mirror that reveals it. Few cities in the world can claim an origin as singular as this one. Founded in 1254 by around seventy Castles, each called upon to build a neighbourhood of the highest beauty, L'Aquila was born as a harmonious urban project rather than a series of chance accumulations. It was the first act of shared civilisation among its people — something that had never occurred before in the history of European urbanism. A comparable event — in its very different proportions — would only happen again in 1703 with the founding of Saint Petersburg. This, then, was L'Aquila's first, unrepeatable modernity.
For three centuries the city played a prominent role — second city of the kingdom after Naples — sustained by its European trade in wool and saffron, the originality of its civil and political governance, and the strong bond between the Civitas nova and its founding Castles in the reciprocity of rights and duties of citizens within and beyond the walls. Until the rupture of 1528, when the revolt against Spanish rule brought the most grave consequence: the feudal dismemberment of the royal city, severing the umbilical cord with the surrounding territory and beginning a long decline.
"L'Aquila does not distribute culture: it produces it, generates it, renews it."
— Goffredo Palmerini
Yet the history of L'Aquila is a continuous sequence of resurrections — not only from devastating earthquakes, but also from political upheaval and the tragedies of war. In the early years of the Italian Republic, free and democratic, the Gruppo Artisti Aquilani gave voice to a community hungry for culture, sparking the flowering of cultural institutions that distinguish the city to this day: music, theatre, cinema, visual arts and higher education. L'Aquila has always been a city with an unusually high rate of investment in culture — a genuine excellence in Italy, not merely for consumption but above all for creativity and cultural production. Not an ornament, but an authentic vocation.
Today that vocation expresses itself in one of the richest cultural, scientific and higher-education systems in Italy: the Società dei Concerti, the Abruzzo Symphony Orchestra, the Solisti Aquilani, the Teatro Stabile d'Abruzzo, the Istituto Cinematografico dell'Aquila, the University of L'Aquila, the Conservatory, the Academy of Fine Arts, the Gran Sasso Science Institute, the INFN Laboratories, the Guardia di Finanza School, and a constellation of choirs and cultural associations.
Alongside its artistic dimension, the city preserves a spiritual heritage that makes it unique: the Perdonanza — the first jubilee of Christianity, granted in 1294 by Celestino V and recognised by UNESCO as a world heritage tradition. Pope Francis, on his pastoral visit on 28 August 2022, called L'Aquila the "Capital of Forgiveness, Reconciliation and Peace" — a moral mandate of universal reach.
There is also the city reborn from the ruins of the 2009 earthquake. Today L'Aquila presents itself with an advanced and luminous reconstruction: palaces, churches, monuments, city walls and piazzas restored to their splendour as one of the largest and most precious historic centres in Italy. A city that has transformed wound into strength, tragedy into rebirth.
To be Italy's Capital of Culture means offering the country and the world not merely a packed calendar of events — over 300 — but a vital experience that captivates entirely. Throughout 2026 L'Aquila offers visitors the revelation of its deepest identity: the grace of its architecture, the vitality of its cultural institutions, the power of its spiritual values. A city that does not show what it has organised, but what it is. A city that, once again, has chosen to be reborn before the eyes of the world.
Goffredo Palmerini is a journalist and writer from L'Aquila. This editorial was published in D'Abruzzo n.153, Spring 2026 (Edizioni Menabò). The magazine is available at Abruzzo newsstands, at www.dabruzzo.it and as an epub on Amazon.