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Angela Casilli
🏛️ Politica · Economia · Società

Il falso mito della middle class in crisi

Nella società moderna così frammentata e polarizzata, il ceto medio sembra essere in crisi. Ma i numeri lo smentiscono, se allarghiamo lo sguardo comparativo al mondo.

Il Sud-Europa e la crisi dei ceti medi

Nel Sud-Europa, come in Italia, la crisi economica e le successive crisi politiche — quasi sempre consequenziali alla prima — negli ultimi quindici anni hanno moltiplicato il rischio di povertà nelle forme che conosciamo. Disoccupazione, sottoccupazione e deprivazione hanno interessato un'ampia fascia di ceti medio-bassi, anche perché nei Paesi del Sud-Europa al basso valore aggiunto di settori tradizionali si è unito l'effetto del labour saving — il risparmio di manodopera dovuto alle nuove tecnologie.

Il Nord-Europa: la resilienza dei ceti medi

Nell'Europa del Nord, al contrario, c'è stata una crescita dei ceti medi contraddistinti da competenza e competitività individuali, con un andamento costante di rendimento che non ha mancato di incidere positivamente sul reddito nazionale. Lo Stato sociale ha continuato a proteggere redditi ed occupazione, così da permettere ai ceti medi di resistere all'erosione del loro scudo protettivo e, nel contempo, sostenere gente nuova con nuove professionalità.

Gli Stati Uniti e il digitale

Gli Stati Uniti hanno fatto registrare una crisi dei ceti medi molto prima che nel Sud-Europa, dovuta allo straordinario impatto del digitale. Un digitale che nasce e si sviluppa esprimendo nuovi poteri planetari con l'industrializzazione della comunicazione: ha visto la rapida ascesa dei ceti medi "tech" — innovatori più che inventori — e il pericolo di sostituzione automatica e di impoverimento per i ceti medi tradizionali.

"Se in Europa e in Canada i ceti medi resistono, negli Stati Uniti dimagriscono e si trasformano, nell'America Latina ristagnano, mentre in Cina e India vivono una stagione sfolgorante di espansione." — Angela Casilli

Cina e India: l'ascesa sfolgorante

Molti osservatori internazionali ritengono la classe media cinese superiore in numero a quella americana: ha lavoro e retribuzione stabile, anche se a forte competizione interna per far carriera e guadagnare posti nelle gerarchie del Partito Comunista. In Cina la carriera è un valore, spinge a migliorare, a progredire, come dimostrano il terziario e i servizi che rafforzano il mercato interno.

Anche in India a guidare i consumi sono i ceti medi, ma le differenze tra grandi città e periferie — in termini di salari e costi — sono enormi e la povertà si fa sentire. Nelle megalopoli è però cresciuta, a dismisura, la classe media: quella che fa turismo di lusso sulle spiagge più eleganti dell'Asia e anche in Italia. La classe media rappresenta un modello di ascesa sociale, dopo l'industrializzazione, per centinaia di milioni di asiatici che aspirano ad appartenervi.

Una prospettiva globale

In fin dei conti, la middle class nel mondo non gode di cattiva salute: anzi appare in brillante ascesa in Cina e India. In Occidente, fa ben sperare il rinnovamento dei ceti medi con le nuove professioni, dopo la lenta erosione del prestigio dei "colletti bianchi" e la forte contrazione della piccola borghesia del lavoro autonomo.

Viviamo un tempo in cui è molto più facile immaginare scenari distopici che futuri desiderabili, ma la speranza, come dicevano gli antichi, è l'ultima a morire.


Angela Casilli è giornalista e analista politica.
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